La fascia costiera
Sulla costa si affacciano Selinunte, Marinella, Porto Palo, il Lido Fiori, il Serrone del Cipollazzo, la Capparrina di mare, le Solette di Porto Palo e la Riserva Naturale della Foce del fiume Belice conformano un itinerario naturalistico di rara bellezza.
La fascia costiera è caratterizzata da una costa a tratti piana e costellata di dune sabbiose che invadono l'entroterra per parecchie centinaia di metri, a tratti frastagliata e di elevata valenza ambientale.
Queste spiagge sono considerate tra le più belle e selvagge della Sicilia, incorniciate da bassi scogli dove si infrangono le onde quasi trasparenti di un mare variegato dall’azzurro al turchese.
Porto Palo di Menfi
A circa 7 Km da Menfi, su un verde promontorio al centro di un ampio golfo delimitato da capo Granitola ad ovest e capo Marco ad est sorge l’antico Borgo marinaro di Porto Palo di Menfi, vero e proprio attracco naturale della bassa valle del fiume Belice e oggi diventato la più importante località balneare del comprensorio.
Il borgo è costituito da un gruppo di case ed insediamenti che si diramano su un promontorio roccioso sormontato da un’antica Torre di Guardia costiera (Torre anticorsara), costruita nel 1583 dall'architetto fiorentino Camillo Cammillieri, per difendere la Città da attacchi corsari.
La posizione scoscesa di Porto Palo dalle bianche e spontanee architetture magicamente riflesse sull'acqua, donano una singolare fisionomia e fanno di questo borgo di pescatori uno dei pochi centri mediterranei che hanno saputo conservare inalterato l'equilibrio con l'ambiente circostante.
Il porto, antico approdo dei greci di Selinunte, espletava le funzioni commerciali di una vasta area cerealicola mentre oggi l’approdo è utilizzato sia dalle imbarcazioni da diporto che dai pescherecci.
Le "Solette" di Porto Palo di Menfi
Si estendono per circa 25 ettari con il vallone Gurra di mare che si apre sul mare e con la spiaggia che conserva suggestivi aspetti di naturalità.
Il "Serrone Cipollazzo"
Area collinare ricoperta di sabbia fino all'altezza di 60 m tanto da sembrare una gigantesca duna, è ricoperto interamente da un fitto canneto con presenza di specie vegetali a clima mediterraneo.
La collina "Capparrina di Mare"
Ricoperta da una fitta e rigogliosa vegetazione di palme nane (Chamaerops humilis), con una spiaggia solitaria e silenziosa che rivela aspetti faunistici di notevole interesse quali la tartaruga marina e i gabbiani reali.
Selinunte
La città di Selinunte, fondata alla metà del VII secolo a.C. da coloni di Megara Hyblaea, ha avuto un ruolo di grande rilievo nella storia dell'antica Grecia. Il nome della città, Selinus, deriva dal selinon una pianta che nasce spontanea nella zona. Secondo fonti storiche la vita di Selinunte fu costellata di contrasti e di guerre in particolare con la città di Segesta, sua acerrima nemica che vedeva nell'espansione selinuntina una minaccia alla propria sopravvivenza. Selinunte estese rapidamente i propri domini fondando Eraclea Minoa e impadronendosi di un vasto territorio interno sino alle foci del Platani. Finchè, esploso il conflitto tra Atene e Siracusa, nato sulla richiesta di aiuto ad Atene da parte di Segesta, in occasione di un'ennesima controversia territoriale con Selinunte, chiamò in aiuto Cartagine. L'assedio della città durò nove giorni e dopo una disperata resistenza Selinunte fu distrutta (409 a.C.). Nei nuovi assetti politici fra Siracusa e Cartagine, prima di essere rasa al suolo alla fine del III secolo a.C., Selinunte rimase sotto il domino punico. Nella seconda metà del XVI secolo, la città fu riscoperta dallo storico Tommaso Fazello. Nel 1823 gli inglesi intrapresero degli scavi archeologici e da allora sono continuati quasi ininterrottamente e continuano ancora oggi perché data la vastità della zona gran parte della città resta ancora sotto terra.
Il parco archeologico di Selinunte, istituito fin dal 1993, è considerato il più ampio ed imponente d’Europa: si estende per 270 ettari e comprende numerosi templi, santuari e altari. Costituisce uno dei centri di maggiore interesse per studiosi, archeologici e visitatori, fornendo nel campo dell'urbanistica, dell'architettura militare templare, della scultura e dell'arte funeraria una testimonianza ed un ruolo insostituibile nella storia e nell'archeologia del mondo antico. L'eccezionalità di Selinunte è data dalla vasta quantità delle sue rovine, dalla loro mole e dal loro pregio, tutti elementi che, insieme, è difficile rintracciare in altre parti del mondo occidentale.
Nella civiltà greca il centro di tutta l’architettura era il tempio, dimora della divinità, del sacro e dell’eterno. I templi di Selinunte sono stati costruiti secondo i canoni dell’ordine dorico, lo stile architettonico greco più antico, le cui caratteristiche principali sono la semplicità e l’essenzialità, che danno il senso dell’ordine e dell’immortalità divina.
La zona archeologica di Selinunte è costituita dall'Acropoli, dalla Collina orientale, dal pianoro di Contrada Manuzza, dal santuario della Malophoros e dalla Necropoli Manicalunga e Galera Bagliazzo. Sulla collina occidentale si colloca il santuario di Demetra Malophoros, dea portatrice del melograno, il cui culto assieme a quello della figlia Persefone era molto diffuso in Sicilia.
Proprio presso la costa, lievemente spostata verso ovest, vi è l’Acropoli, sulla quale sorgono 4 templi: il tempio D, il tempio C, il tempio A, il tempio O.
Il Tempio C, tra i più antichi dell’acropoli costruito intorno al 580 a.C., si suppone sia dedicato al dio Apollo. Il tempio D è il secondo tempio dell’acropoli di Selinunte: costruito intorno al 560 a.C. mantiene in gran parte le stesse caratteristiche del tempio C. I templi A ed O, vicinissimi l'uno all'altro e molto simili fra loro sono databili agli inizi del V secolo a.C. e unificati ed utilizzati come fortezza.
Su una collina situata ad est della cittadina si innalzano altri 3 templi: il tempio G, il tempio F, il tempio E. Il grandioso Tempio G, in stile dorico, costruito a partire dal V sec. a.C. e mai ultimato, mostra i resti delle sue proporzioni ciclopiche, è di natura sacrale ed è dedicato al dio Apollo, così come gli altri due tempi E ed F consacrati rispettivamente ad Hera e ad Atena e Dioniso.
I ruderi della città si trovano sul territorio del comune di Castelvetrano, nella parte meridionale della provincia di Trapani mentre le sculture trovate negli scavi di Selinunte si trovano soprattutto nel Museo Nazionale Archeologico di Palermo. Fa eccezione l'opera più famosa, l'Efebo di Selinunte, che è oggi esposto al Museo Comunale di Castelvetrano.
Marinella di Selinunte
Marinella di Selinunte si estende su un lungo litorale sabbioso nella parte sud-orientale della provincia di Trapani, la parte più occidentale della Sicilia, posto in un golfetto tra la foce del fiume Selino, nei pressi dell`Acropoli di Selinunte e la foce del fiume Belice, all’interno della Riserva naturale della Foce del Belice.
Marinella di Selinunte è un centro turistico-balneare con spiagge incontaminate e un mare limpido ed invitante. Nel lato est di Marinella si estende una splendida spiaggia lungo 5 km che arriva fino al promontorio di Porto Palo di Menfi.
Le spiagge, tutte attrezzate con lidi e ristoranti aperti sino a tardi sorgono in posizioni da sogno: sotto l’acropoli, sovrastati dal tempio di Era, all’interno della riserva naturale incontaminata, o nei pressi del particolare porticciolo turistico.
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Torre di avvistamento di Porto Palo
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